Il 2020 ha mostrato ineluttabilmente la realtà in cui viviamo, ha sollevato il velo che copriva le bugie, le banalità e le semplificazioni della nostra società. Il 2020 non è un anno funesto, se continuiamo a definirlo così faremo un gran favore ai responsabili delle tragedie a cui abbiamo assistito. L’anno trascorso è solo una convenzione, sono solo 366 giorni a cui abbiamo dato il nome 2020. Vorrei limitarmi a porre una riflessione sulla scuola, e lo faccio da docente “ferito” e “mutilato” dalla Didattica a Distanza. Qualsiasi discorso sulla scuola è un discorso politico, perché l’essenza stessa della scuola è politica, nel senso che riguarda la polis, la comunità, la dimensione sociale dell’uomo. I fatti del 2020 hanno mostrato tragicamente come la scuola è politicamente la cenerentola della nostra dimensione sociale, le scelte, gli orizzonti, le soluzioni immaginate sono tutte politicamente “assassine” della scuola, perché sono volte a soffocare una dimensione sociale basata sul pensiero critico e il confronto, basata sull’impegno e la conoscenza. Vorrei sottolineare che la mia non è un’accusa rivolta solo ai politici di turno, anzi, ai politici non ci sto proprio pensando, ma ai quei docenti, che aspettano un intervento salvifico dall’alto. Questo intervento non ci sarà, dall’alto continueranno a piovere banchi a rotelle, perché non cambierà la ragione che sottende le scelte fatte sulla scuola. Si parlerà di trasporti, di vaccini, di innovazione digitale, ma rimarrà sotto silenzio l’intento “politico“ di trattare la scuola come un’azienda, si continueranno a fare gli open day, come al supermercato, e come al supermercato si cercherà di non perdere iscritti. In questo 2020 molti si sono convinti che la scuola, come qualsiasi azienda, possa funzionare in “conference call” e questo è stato possibile perché da tempo ci hanno sottratto la dimensione sociale e politica della scuola, senza quella, possiamo lavorare con le cuffie alle orecchie e le pantofole ai piedi, ma non fare scuola.
P. S. Attenti però a non mostrare il pigiama sotto il maglione.