Il dibattito a cui assistiamo tra chi sostiene la necessità della scuola in presenza e chi sostiene la necessità di mantenere le scuole chiuse a me pare, per certi versi surreale, lo definirei “posticcio”. Il primo inganno che si nasconde dietro questa dialettica è la dimenticanza dell’elemento che lo precede. In che condizioni si trovava la scuola prima dell’emergenza sanitaria? Se non facciamo costantemente lo sforzo di ricordarlo, a breve ci si dimenticherà che le condizioni erano già precarie, in particolare in ambito infrastrutturale, tanto che si parlava di “classi pollaio”. Il termine stava ad indicare una particolare criticità che rallentava ed ostacolava l’insegnamento/apprendimento. L’emergenza sanitaria ha fatto esplodere questo problema, e qui si nasconde il secondo inganno. Il problema dei contagi nella scuole (che non sarò io a negare) non deriva dalla “scuola in presenza”, ma è legata alla frequenza a scuola in condizioni da classe pollaio. Ed è questo dato che sfugge nel dibattito, è questa la mancanza di lungimiranza. Se come corpo docente, come soggetto politico, con una voce univoca, prendessimo coscienza che c’è un precedente a questo dibattito, la nostra attenzione non sarebbe sul dibattito, perché la soluzione è nel precedente, è nella premessa. Nessuno, in questo paese, ha pensato di investire sulle infrastrutture che avrebbero garantito il distanziamento necessario per affrontare l’emergenza. I nostri ragazzi avrebbero usufruito, finita la pandemia, di spazi idonei all’apprendimento e avremmo, come paese, reso un po’ di giustizia alle generazioni future. Il terzo inganno sta nell’accettare l’utilizzo del termine “scuola in presenza”, è un errore concettuale, perché accettandolo, accettiamo il concetto opposto, ma il concetto opposto non c’è, non esiste una scuola in assenza, ma l’utilizzo del termine “scuola in presenza” ci abitua a pensare che potrebbe esistere una “scuola in assenza”. Finita l’emergenza (si spera) torneremo nelle nostri classi pollaio se saremo fortunati, altrimenti, rimarremo connessi da casa con le pantofole ai piedi, ma divisi e rancorosi, soli, davanti ad un potere che non ci riconoscerà più come categoria unitaria.
18Giuseppa Viscuso, Emilia Fragale e altri 16Commenti: 1Condivisioni: 5Mi piaceCommentaCondividi