La vita degli uomini è quel tempo che separa il giorno della nascita da quello della morte, scontiamo, dunque, vivendo la nostra condanna a morte. Ma cos’è questa morte? Una delle poche cose che sappiamo sulla morte e che essa può arrivare improvvisa per noi e per le persone che amiamo, questa consapevolezza ci getta nell’angoscia. Il filosofo Emanuele Severino definisce questa angoscia “Thauma” ed è proprio da questo “Thauma” che a suo dire nasce la filosofia. L’uomo cerca di sfuggire all’angoscia della morte elaborando un tentativo di alleanza con il Divino, elemento misterioso e metafisico. È la natura che viene travestita di questo elemento divino, allora i disastri naturali, diventano i castighi inflitti all’uomo peccatore da Dio. In epoca moderna ci si rende conto che le preghiere hanno fallito, la natura continua ad essere minacciosa, tremenda e spaventosa. Nel 1755 Voltaire commenta l’incendio e il terremoto di Lisbona così “L’innocente e il colpevole subiscono in pari misura questo male inevitabile”. Il male quindi è inevitabile, necessario e nessuna preghiera o vita rispettosa della legge di Dio può sfuggirgli. L’uomo allora priva la natura dell’aspetto divino che gli aveva conferito per aprire la strada alla propria divinizzazione, adesso è l’uomo che si fa Dio. La tecnica, dopo il fallimento delle preghiere, sarebbe riuscita dove il Dio onnipotente aveva fallito. La natura avrebbe ubbidito alla volontà degli uomini. Più razionalità, più tecnica, più sviluppo, più ricchezza, più felicità. Le catastrofi però hanno continuato a colpire alla cieca, sono sfuggite ai tentativi di spiegazione e sono diventate immorali come gli uomini. Nelle società moderne lo Stato Liberale assume il ruolo del Dio onnipotente e onnisciente e affida la vulnerabilità e l’incertezza dell’esistenza al mercato. Il Potere Politico allora giustifica la pretesa di disciplina e di osservanza della legge con la promessa di ridurre la vulnerabilità attraverso il “Welfare State”. Lo stato sociale però viene progressivamente smantellato, le incertezze e la vulnerabilità derivate dal libero mercato diventano un problema privato, anzi diventano una colpa, dimostrazione della propria incapacità. La perdita del lavoro o gli incidenti in fabbrica da problemi sociali di cui l’intera comunità deve farsi carico, con lo smantellamento del Welfare, diventano problemi “personali”, fastidi, che la società vuole allontanare e non vedere. Lo Stato Contemporaneo, invece, deve cercarsi altre versioni non economiche della vulnerabilità e dell’incertezza e basare su di esse la propria sovranità. Un esempio? La sicurezza personale o il terrorismo globale. Questi elementi di insicurezza, però, sono diversi da quelli economici, sono diversi perché meno evidenti e meno stringenti per chi vive i problemi legati al lavoro, allora è necessario gonfiarli e drammatizzarli solo così gli uomini ignoreranno le incertezze economiche e chiederanno più sicurezza, quest’ultima riguarderà il proprio corpo o i propri beni. Oggi purtroppo assistiamo ad uno Stato che, privo di qualsiasi controllo sui poteri economici globali, ridotto a semplice avamposto di ordine pubblico affida l’incertezza e la vulnerabilità della vita alla sicurezza sanitaria cercando in essa una giustificazione della propria legittimità. Lo sviluppo immaginato dalle menti positiviste è andato nella direzione opposta. Più irrazionalità, più tecnica, più sottosviluppo, più infelicità, più povertà.
Fabrizio Costa